Anno nuovo, stesso PES…
Pubblicato il 05. dic, 2009 da Mimmo Albano in News
Salve ragazzi, vi posto oggi un articolo che ho trovato su http://next.videogame.it ( in particolare qui) in cui potete leggere per intero una recensione scritta a cura di Marco Iannini, la quale ho trovato molto interessante. Vi consiglio di leggerla e in caso di esprimere il vostro parere.
Buona lettura…
Recensione
Pro Evolution Soccer per PlayStation 2 rappresenta il simbolo stesso dell’utenza che ancora si rivolge alla vecchia console Sony, e forse anche il suo unico motivo ispiratore. Si tratta di un pubblico fondamentalmente “pigro” e refrattario alle novità; anzi, l’assenza di cambiamenti mostrata da PES nelle sue ultime versioni offre sicurezze, non impone nuove meccaniche e richiede un esborso economico limitato (niente salto generazionale sulle console in alta definizione, prezzo di listino dimezzato).
Rose aggiornate a parte, l’edizione 2010 differisce dai predecessori solo per dettagli praticamente impercettibili: dopo la soppressione della modalità online, nemmeno l’interazione con una comunità di sfidanti in tutto il mondo costituisce più una ragione valida per passare alla nuova edizione. Persino la licenza della Champions League è ormai un retaggio del passato e fa rimpiangere l’assenza ingiustificata di ben altri campionati, come quello tedesco. Eppure anche quest’anno Konami sbancherà per lo meno il mercato europeo, tuttora ricettivo alle poche “new entry” in uscita su PS2…
A COLPO SICURO
Va detto che le serie sportive offrono da sempre cambiamenti piuttosto marginali a ogni nuova uscita, specie se la formula si dimostra vincente; di solito però gli aggiornamenti annuali non segnano nemmeno rilevanti passi indietro, quanto piuttosto un lento e costante affinamento delle meccaniche assunte nel corso del tempo. Lo stesso non si può dire tuttavia di Pro Evolution Soccer, vittima della direzione “arcade” intrapresa a partire dalla sesta puntata (proprio quando il realismo della saga aveva raggiunto il suo apice) e poi puntualmente riproposta nelle edizioni successive. Nel frattempo, il progressivo disimpegno di Konami da PlayStation 2 ha lasciato comunque immutate tutte le falle di un’impostazione fin troppo immediata e spettacolare, contraddicendo di fatto la filosofia simulativa del franchise.
In PES 2010 torna infatti il generale squilibrio tra i difensori e gli attaccanti dotati di maggior corsa, l’inefficacia dei tackle in scivolata, la sconcertante facilità dei dribbling quando il portatore di palla si chiama Messi, Ibrahimovic oppure Cristiano Ronaldo, l’eccesiva precisione dei passaggi rasoterra contrapposta all’inservibilità dei cross aerei, la bravura disumana dei portieri nei tiri ravvicinati cui fa specchio l’inspiegabile arrendevolezza sulle conclusioni da fuori aerea; inoltre, non si capisce bene perché il cambio-giocatore manuale con R1 finisca per selezionare spesso l’uomo più lontano dal pallone e non uno di quelli ragionevolmente coinvolti nell’azione.
Il gioco lamenta poi il mancato inserimento di alcune modalità presenti persino nelle conversioni per Wii o PSP, a loro volta ricavate da quella su PS2: la visuale ultra-distanziata avrebbe fatto comodo a chi dispone di televisori molto ampi e desidera un maggior controllo della squadra, mentre l’assenza del supporto online non trova spiegazione nemmeno nel tentativo di risparmiare sui costi di sviluppo, potendo sfruttare il codice pressoché identico della versione 2008 e un’infrastruttura P2P priva per definizione di server dedicati. Persino le grossolane schermate dei menu tradiscono una produzione sommaria, frettolosa e poco rispettosa del pubblico ancora fedele al calcio di Shingo “Seabass” Takatsuka.
IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI
Nonostante le lacune, i difetti e le tante occasioni sprecate, PES resta comunque la miglior serie calcistica attualmente disponibile sulla vecchia PlayStation 2, un po’ per la mancanza di valide alternative (al contrario delle console in alta definizione, dove FIFA rappresenta ormai la simulazione da battere) ma anche per le sue qualità intrinseche: il realismo del quinto episodio sarà pure un bel ricordo, però la fisicità dei giocatori, “il feeling” immediato coi tiri, l’ottima riproduzione del pallone e la sorprendente verosimiglianza dei modelli poligonali rappresentano un’eredità preziosissima, che il nuovo episodio coglie a piene mani. Preso a sé, Pro Evolution Soccer 2010 resta infatti un titolo divertente, velocissimo, semplice da padroneggiare e profondo; eppure, l’unica vera ragione per acquistarlo risiede nell’aggiornamento delle rose rispetto ai predecessori.
Troppo poco, nonostante il prezzo budget.





